Cagliari (venerdì, 31 ottobre 2025) – A Cagliari è in corso una vera rivoluzione silenziosa. Non si parla di nuovi grattacieli o di grandi opere futuristiche, ma di un modo completamente diverso di pensare la città. È la “stagione dei Piru”, i Programmi integrati di riordino urbano, uno strumento previsto da anni dalle norme urbanistiche ma rimasto nel cassetto, dimenticato tra piani regolatori mai completati e progetti bloccati.
di Roberto Meloni
Tutto è cambiato quando, nell’estate del 2024, la nuova giunta guidata da Massimo Zedda ha deciso di riaccendere i motori della pianificazione urbana. L’assessore all’Urbanistica Matteo Lecis Cocco Ortu ha trovato una strada alternativa alla paralisi che da anni bloccava i Comuni sardi: usare i Piru per rigenerare la città senza dover attendere l’adeguamento del Piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico regionale. Un’operazione tutt’altro che semplice, ma capace di sbloccare decenni di immobilismo.
L’idea di fondo è questa: non serve stravolgere le regole, ma applicarle caso per caso, con progetti mirati in cui pubblico e privato collaborano. Il Comune stabilisce cosa serve alla città – parchi, piazze, verde, servizi, spazi pubblici – mentre gli investitori privati ottengono la possibilità di costruire, in cambio di opere utili alla collettività. È una sorta di patto urbano che unisce sviluppo e responsabilità sociale.
Da questo meccanismo sono già nati diversi progetti che cambieranno il volto di Cagliari. A Pirri, nella zona di Santa Teresa, si punta a creare un quartiere nuovo con servizi e spazi verdi. Nel cuore di San Benedetto, l’ex mobilificio Cao sarà trasformato in un complesso moderno, cancellando un relitto industriale nel pieno centro cittadino. A Terramaini, invece, la sfida sarà ambientale: riconciliare il paesaggio e le acque con la città.
Un progetto importante riguarda anche l’ex Pastificio Costa, in via Po, dove nascerà un polo residenziale e commerciale. Ma il caso più emblematico resta quello dell’ex Cariplo, oggi ribattezzato “Palazzo Rinascita”, tra viale Bonaria e via Sonnino. L’edificio, per anni abbandonato, sarà riconvertito in abitazioni e uffici, con una nuova piazza e un giardino pensile. E infine il Colle di San Michele, dove un’area di oltre cinquantottomila metri quadrati sarà ridisegnata per dare continuità e armonia a una zona finora dimenticata, tra il tessuto residenziale e le vecchie aree produttive.
È un piano di rigenerazione imponente, con un impatto economico e sociale profondo. Se funzionerà, la “grande opera” della giunta Zedda non sarà una singola infrastruttura, ma la trasformazione complessiva della città.
Dietro ogni progetto, però, ci sono anche nodi delicati. Uno dei più discussi riguarda la carenza di parcheggi, problema particolarmente sentito nelle zone centrali dove gli spazi sono limitati e la viabilità è già al collasso. Il dibattito è aperto in Consiglio comunale e le soluzioni dovranno essere trovate strada per strada.
Intanto Cagliari cambia. Il fronte mare si avvicina sempre di più a un modello turistico di lusso, tra yacht e hotel a cinque stelle, mentre i quartieri popolari vivono di rigenerazioni più lente e frammentate. Il centro storico si rinnova, i cantieri avanzano, e la città prova a ripensarsi come una piccola capitale mediterranea.
Ma resta una domanda, che aleggia tra i palazzi e i cantieri: questa nuova Cagliari sarà davvero una città per tutti, o rischia di diventare una città per pochi privilegiati? I Piru, nati come strumenti tecnici, diventano così la prova più concreta di una sfida politica e culturale che segnerà il futuro del capoluogo sardo.
Last modified: Ottobre 31, 2025


