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Cagliari, sindacati contro la vendita a pezzi degli stabilimenti Sanac: “Serve un intervento della Regione”

Cagliari (giovedì, 23 ottobre 2025) – Le segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil alzano la voce contro il nuovo bando di vendita della Sanac, che prevede la possibilità — anche se solo come opzione residuale — di cedere separatamente i quattro stabilimenti italiani. Una prospettiva che, secondo i sindacati, metterebbe a rischio non solo i circa 300 posti di lavoro complessivi, ma anche la stessa sopravvivenza industriale del gruppo.

di Roberto Meloni

Il sito di Macchiareddu, nel Cagliaritano, è quello che rischia di più. Penalizzato da costi energetici elevati e da una logistica complessa, lo stabilimento isolano verrebbe inevitabilmente danneggiato da una frammentazione della rete produttiva. “Una divisione sarebbe disastrosa per la Sardegna – spiegano Giampiero Manca (Filctem), Mattia Carta (Femca) e Davide Collu (Uiltec) –. L’isolamento geografico e i costi di trasporto renderebbero impossibile competere senza un’integrazione stretta con gli altri siti italiani”.

I sindacati hanno chiesto un incontro urgente con l’assessorato regionale dell’Industria, sollecitando la giunta Todde a intervenire presso il Governo per difendere “l’integrità e la strategicità” del gruppo. “La Regione deve farsi sentire – sottolineano –. Sanac è un anello fondamentale nella filiera dell’acciaio, in particolare per l’ex Ilva di Taranto, e non può essere smembrata”.

Dopo oltre dieci anni di crisi, commissariamenti e bandi andati deserti, il nuovo tentativo di vendita rischia di riaprire le ferite mai sanate del comparto. “Sanac ha dimostrato di avere valore industriale solo grazie al lavoro coordinato dei quattro stabilimenti di Macchiareddu, Massa Carrara, Gattinara e Vado Ligure – ricordano i rappresentanti sindacali –. Dividere l’azienda significa condannarla”.

Le organizzazioni sindacali chiedono che venga individuato un unico soggetto industriale in grado di rilevare l’intero complesso produttivo, garantendo continuità, investimenti e stabilità occupazionale. “Serve una visione industriale unitaria – concludono –. Non possiamo accettare che dopo anni di sacrifici i lavoratori si ritrovino davanti all’ennesima operazione di smantellamento mascherata da rilancio”.

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Last modified: Ottobre 23, 2025
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