Cagliari (lunedì, 8 settembre 2025) — Slitta ancora la firma dell’accordo integrativo tra Regione e medici di medicina generale, e la riforma della sanità territoriale resta impantanata tra veti incrociati e tensioni sindacali.
di Roberto Meloni
L’intesa, che dovrebbe ridisegnare le cure di base in Sardegna, non è stata raggiunta neppure nell’ultimo incontro. I punti critici rimangono numerosi: dalle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) agli incentivi per chi accetta di aprire un ambulatorio nelle zone più disagiate, passando per il nodo delle Case di comunità, delle liste d’attesa, del sovraffollamento nei Pronto soccorso e dell’assistenza domiciliare per gli over 65.
Secondo le sigle sindacali, la Regione starebbe avanzando richieste giudicate «inaccettabili» dai professionisti, mentre al tavolo non mancano divisioni interne tra le varie rappresentanze di categoria. La situazione rischia così di tradursi nell’ennesimo rinvio, lasciando senza risposte medici e cittadini.
Ad alimentare il clima di protesta ci pensa anche l’Associazione dei medici di medicina generale della Sardegna, un gruppo autonomo che non aderisce ad alcun sindacato: ha annunciato una manifestazione per mercoledì alle 11 sotto il palazzo del Consiglio regionale. L’obiettivo è quello di portare alla luce le condizioni lavorative rese ancora più difficili dal nuovo contratto nazionale e dalle bozze dell’integrativo regionale, oltre al crescente sovraccarico burocratico.
I sindacati temono che ulteriori ritardi possano avere conseguenze pesanti sulla tenuta del sistema territoriale, già messo a dura prova dalla carenza di personale e dalla difficoltà nel garantire la continuità assistenziale. Nel frattempo, i cittadini restano in attesa di un accordo che dovrebbe rendere più efficiente e capillare la rete delle cure di prossimità, riducendo il ricorso improprio agli ospedali.
Il braccio di ferro tra Regione e medici, però, sembra tutt’altro che vicino a una soluzione definitiva.
Last modified: Settembre 8, 2025


