Cagliari (martedì, 21 ottobre 2025) – La Sardegna si conferma tra le regioni italiane con il peggior andamento demografico. Secondo l’ultimo report dell’Istat, l’isola ha registrato nei primi sette mesi del 2025 un crollo delle nascite del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, seconda solo all’Abruzzo (-10,2%).
di Roberto Meloni
A livello nazionale, le nascite tra gennaio e luglio sono state 197.956, circa 13 mila in meno (-6,3%) rispetto all’anno precedente. Dodici mesi prima, la flessione in Sardegna era stata quasi nulla (-0,1%), ma oggi l’isola si ritrova tra i territori più colpiti, insieme a Umbria (-9,6%), Lazio (-9,4%) e Calabria (-8,4%). In controtendenza solo la Valle d’Aosta (+5,5%) e le province autonome di Bolzano (+1,9%) e Trento (+0,6%).
Un calo netto, che non è solo un dato statistico ma il riflesso di una crisi sociale profonda. “I dati Istat fotografano una situazione drammatica per il Paese, e ancora di più per la Sardegna”, commenta Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna. “Non è solo una questione di demografia, ma di lavoro, redditi e futuro. La natalità è lo specchio di una società che non riesce più a garantire stabilità e prospettive alle nuove generazioni”.
Secondo Murru, le cause del crollo sono strutturali: precarietà lavorativa, salari bassi, carenza di servizi per l’infanzia e costo della vita in crescita. “In Sardegna – spiega – tutto questo si intreccia con lo spopolamento dei paesi interni e la mancanza di opportunità per giovani e donne. Non stupisce che l’età media delle madri sia di 33,2 anni, tra le più alte d’Italia, e che il numero medio di figli per donna sia ai minimi storici”.
Il sindacato chiede un cambio di passo deciso. “La natalità non può essere considerata un fatto privato – sottolinea Murru – ma una grande questione di giustizia sociale e di equità generazionale. Servono politiche coraggiose: un piano per l’occupazione giovanile e femminile, contratti stabili, salari dignitosi, più asili nido pubblici, congedi retribuiti e sostegni concreti alle famiglie”.
La Uil invoca anche un intervento dello Stato per le regioni più fragili. “La Sardegna deve essere parte di una strategia nazionale per il rilancio demografico e sociale – conclude Murru –. Senza lavoro di qualità, welfare diffuso e servizi efficienti, l’isola rischia la desertificazione demografica e la perdita di intere comunità”.
Last modified: Ottobre 21, 2025


