Scritto da 6:07 pm Cagliari, Cronaca, Top News

Cagliari, Elisa e la rinascita dopo due mesi di violenza sul web: “Mi scrivevano di morire, oggi espongo la mia libertà”

Cagliari (martedì, 25 novembre 2025) — “Muori”. Due mesi di messaggi, minacce e parole velenose che volevano cancellarla. Poi la decisione di reagire, di non restare più in silenzio. Elisa Siciliano, 21 anni, studentessa dello Ied di Cagliari, ha scelto di raccontare la violenza verbale e psicologica subita online trasformandola in un progetto artistico che inaugura oggi, nel giorno simbolico della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

di Roberto Meloni

“Tutto è cominciato il giorno di Pasqua”, racconta Elisa. “Durante il pranzo con la mia famiglia, sul telefono è arrivato il primo messaggio. Diceva che voleva vedermi morta”. Da quel momento, la persecuzione è diventata costante: messaggi di odio e istigazioni al suicidio, inviati da profili diversi, a ogni ora del giorno e della notte. “Bloccavo un account e ne compariva subito un altro. Era una violenza invisibile, ma devastante”.

Le parole, ricorda, colpivano più di qualsiasi gesto fisico. “Mi scriveva di farla finita, di impiccarmi. Mi diceva che avrebbe compiuto atti osceni sulla mia tomba. All’inizio ho pensato a uno scherzo di cattivo gusto, poi ho capito che era qualcosa di molto più serio.”

Elisa non ha sporto denuncia: “Ero troppo fragile, non mi sentivo pronta ad affrontare un processo. Ma ho parlato con la mia famiglia, i miei amici, i docenti. Mi hanno sostenuta, mi hanno fatto capire che non ero sola”.

Per due mesi ha vissuto nell’angoscia, cercando di nasconderla dietro le foto pubblicate sui social. “Sorrisi che non sentivo miei. Ero terrorizzata, ma volevo sembrare tranquilla”. Poi la decisione di scomparire: chiude gli account, cambia numero, si ricostruisce. “A giugno ho iniziato a respirare. Ho capito che potevo ripartire”.

Da quella ferita nasce la mostra Questa insopportabile leggerezza, inaugurata oggi al Teatro Massimo di Cagliari. Dieci fotografie, dieci spazi quotidiani, dieci frasi realmente ricevute. “Non cerco pietà — spiega Elisa —. È la mia risposta, la mia rinascita”.

Per il suo docente, Giacomo Pisano, è il segno di una maturità rara: “Elisa ha trasformato il dolore in linguaggio visivo. La fotografia è diventata il suo modo per riprendersi la vita”.

Oggi Elisa cammina a testa alta, consapevole di essere sopravvissuta alla violenza più subdola, quella che passa dallo schermo. “Racconto la mia storia perché forse qualcun altro, vedendola, capirà che si può rinascere. Che la paura non è per sempre”.

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Last modified: Novembre 25, 2025
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