Cagliari (venerdì, 12 dicembre 2025) – Ci vorrà ancora tempo per completare le analisi sui reperti del caso di Manuela Murgia, la ragazza di 16 anni trovata morta nel febbraio del 1995 nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari. L’inchiesta, riaperta lo scorso anno con l’ipotesi di omicidio volontario, continua a tenere alta l’attenzione della Procura e della città. Il Ris di Cagliari, impegnato nelle delicate analisi scientifiche, ha chiesto una proroga per completare gli accertamenti su oltre quaranta tracce biologiche e un capello rinvenuti sugli abiti della giovane.
di Roberto Meloni
Il giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri ha accolto la richiesta e fissato per il 29 gennaio l’incidente probatorio, momento centrale dell’indagine che dovrà stabilire la natura e la provenienza dei reperti. Gli specialisti dei carabinieri stanno lavorando su ogni singola traccia con metodologie avanzate di genetica forense per comparare i profili del Dna con quello dell’unico indagato, l’ex fidanzato di Manuela, Enrico Astero, oggi 54 anni, e con quelli dei familiari della vittima.
La difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Marco Fausto Piras, ha già depositato una consulenza firmata da Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, secondo cui il capello isolato non apparterrebbe ad Astero. La parte civile, costituita dai familiari della ragazza e assistita dagli avvocati Bachisio Mele, Giulia Lai e Maria Filomena Marras, ha invece affidato i propri accertamenti al genetista Emiliano Giardina, che ha consegnato la sua relazione tecnica.
L’inchiesta, seguita dalla Procura di Cagliari, intende chiarire se la morte della giovane sia compatibile con la versione del suicidio, ipotesi sostenuta all’epoca, o se emergano elementi che riconducano a un atto violento. Gli esiti del lavoro dei Ris potrebbero quindi rivelarsi decisivi per dare finalmente un volto e un nome al mistero che da trent’anni segna una delle pagine più oscure della cronaca cagliaritana.
Last modified: Dicembre 12, 2025


