Cagliari (giovedì, 7 agosto 2025) — A poco più di un mese dal suono della prima campanella, la scuola sarda si prepara a iniziare un nuovo anno scolastico con un dato che non può passare inosservato: saranno cinquemila in meno gli alunni che risponderanno all’appello rispetto al 2024. Un crollo che riflette in pieno la crisi demografica dell’Isola e che, per la prima volta, colpisce duramente anche la scuola primaria, con circa duemila iscrizioni in meno.
di Roberto Meloni
Secondo le stime aggiornate, saranno meno di 50mila i bambini seduti nei banchi delle elementari. Un numero che fotografa con chiarezza gli effetti ormai concreti di un trend allarmante: la Sardegna ha oggi il più basso tasso di fecondità d’Italia, fermo a 0,95 figli per donna. Un dato che, tradotto in numeri, significa un progressivo e costante calo delle nascite: già nel 2012 i nuovi nati erano scesi sotto quota 13mila, per poi passare sotto i 10mila nel 2018, arrivare a meno di 8mila nel 2022 e fermarsi a 7.037 nel 2024, cinquecento in meno rispetto all’anno precedente.
Una spirale demografica che sta lasciando vuoti non solo i paesi e le case, ma ora anche le aule. E che pone nuove sfide alle istituzioni scolastiche, chiamate a gestire risorse, organici e spazi con numeri sempre più ridotti. L’effetto più visibile sarà nei piccoli centri, dove alcune classi rischiano di non formarsi affatto e dove la riduzione di studenti porta con sé tagli alle cattedre e accorpamenti che spesso sacrificano la qualità dell’offerta formativa.
Un campanello d’allarme che va oltre la scuola: il calo demografico impone una riflessione più ampia sul futuro dell’Isola e sulla capacità delle politiche regionali e nazionali di invertire una tendenza che, se non affrontata, rischia di svuotare intere generazioni.
Last modified: Agosto 7, 2025


