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Tyrrhenian Link, cavo record fino a Terra Mala: svolta energetica per la Sardegna tra primati tecnologici e proteste locali

Cagliari (mercoledì, 7 gennaio 2026) — Il futuro energetico dell’Italia passa anche dal mare della Sardegna. Terna ha annunciato il completamento della posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest del Tyrrhenian Link, il maxi elettrodotto che collegherà la Sicilia alla Sardegna. Un’opera ingegneristica senza precedenti, capace di raggiungere una profondità record di 2.150 metri sotto il livello del mare, ma che continua a dividere territori e comunità locali.

di Roberto Meloni

In poco più di tre mesi, la nave posacavi Aurora ha installato circa 480 chilometri di cavo tra Fiumetorto, in Sicilia, e l’approdo di Terra Mala, nel Sud Sardegna. Il dato più rilevante è proprio la profondità raggiunta, mai toccata prima da un collegamento elettrico in corrente continua ad alta tensione. Una sfida tecnica che ha richiesto materiali e soluzioni progettuali in grado di resistere a pressioni elevate e a condizioni marine estreme.

Il collegamento utilizza la tecnologia Hvdc, scelta obbligata per le grandi distanze sottomarine perché consente di ridurre le perdite di energia. Per rendere utilizzabile l’elettricità sulla rete sarda e nazionale, sarà però necessaria una stazione di conversione a Selargius, dove la corrente continua proveniente dal mare verrà trasformata in corrente alternata. Accanto alla stazione sono previsti anche sistemi di accumulo, fondamentali per immagazzinare l’energia prodotta in eccesso e rilasciarla nei momenti di maggiore richiesta.

Per la Sardegna il Tyrrhenian Link rappresenta un passaggio strategico. L’opera è considerata indispensabile per la chiusura definitiva delle centrali a carbone dell’isola e per garantire stabilità alla rete elettrica locale. Inoltre, il collegamento consentirà di gestire in modo più efficiente la produzione da fonti rinnovabili, inviando energia verso il Continente quando c’è surplus e ricevendola in caso di carenze, riducendo il rischio di blackout.

Accanto ai benefici annunciati, restano però forti le contestazioni. I comitati cittadini di Selargius e Quartu e parte delle amministrazioni locali continuano a denunciare l’impatto sul territorio, in particolare per l’occupazione di circa 17 ettari di terreni agricoli in località Matta ‘e Masone e per la realizzazione delle infrastrutture di conversione e accumulo. Le preoccupazioni riguardano anche gli effetti ambientali ed elettromagnetici, oltre alla mancanza, secondo i comitati, di adeguati studi sull’impatto sanitario.

Dal punto di vista giudiziario, il progetto ha però superato l’ultimo ostacolo. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso straordinario presentato dal Comune di Selargius, stabilendo la prevalenza dell’interesse strategico nazionale dell’opera. I cantieri possono quindi proseguire senza ulteriori stop.

Il cronoprogramma prevede il completamento del ramo est, tra Campania e Sicilia, entro la fine del 2025 e l’entrata in funzione dell’intero collegamento tra Sardegna, Sicilia e Continente nel 2028. Resta ora aperta la partita politica sulle compensazioni ambientali e sui benefici concreti per i territori coinvolti, che chiedono di non essere soltanto una servitù energetica ma parte attiva della transizione.

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Last modified: Gennaio 7, 2026
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